
Il disegno di legge originario (di cui avevamo parlato in questo articolo) era già finito nel mirino del Presidente della Repubblica per profili di possibile incostituzionalità, in particolare per alcune disposizioni ritenute lesive dei diritti fondamentali. Di fronte al rischio concreto di una bocciatura o di una revisione profonda in Parlamento, l’Esecutivo ha scelto di forzare i tempi, imponendo una normativa che interviene su materie delicate come immigrazione, ordine pubblico e giustizia penale.
Il nuovo Decreto Sicurezza 2025, pur mantenendo buona parte del contenuto del precedente DDL, si presenta con una veste rinnovata. Tuttavia, resta nel mirino di opposizioni, operatori del diritto e organismi internazionali, che denunciano una deriva repressiva e un inquietante squilibrio tra sicurezza e libertà individuali.
Il decreto interviene con mano pesante su tre fronti strategici:
1. Ordine pubblico
Viene esteso il ricorso ai Daspo urbani, anche in assenza di reati accertati, rafforzando il potere discrezionale del questore. Gli agenti di pubblica sicurezza potranno inoltre portare armi senza licenza anche fuori servizio: una misura che solleva interrogativi sulla proporzionalità e sulla sicurezza collettiva.
2. Repressione penale
Giro di vite sulle manifestazioni pubbliche: pene più severe per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamenti e reati commessi durante proteste. Colpisce anche la scelta di vietare l’uso della canapa sativa per scopo farmaceutico, equiparandola agli altri stupefacenti.
3. Esecuzione della pena
Una delle modifiche più controverse riguarda la sorte delle detenute in gravidanza o con figli sotto l’anno di età: mentre prima il giudice era obbligato a sospendere l’esecuzione della pena, ora si prevede una semplice facoltà. Un cambio di paradigma che solleva dubbi sul rispetto dei diritti dei minori e delle madri.
Le opposizioni non usano mezzi termini: il decreto viene definito espressione di una visione ideologica, autoritaria, che brandisce la sicurezza come alibi per restringere le libertà.
L’Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) ha risposto con un’astensione dalle udienze penali nei giorni 5, 6 e 7 maggio 2025, denunciando l’uso distorto del diritto penale come strumento di controllo sociale. In una nota durissima, l’UCPI parla di un provvedimento che mina le garanzie costituzionali, comprime il diritto di difesa e altera l’equilibrio tra repressione e tutela delle libertà.
Il Decreto Sicurezza ha attirato l’attenzione — e le critiche — di importanti organismi internazionali:
Il Decreto Sicurezza 2025 segna un passaggio cruciale nella gestione della sicurezza in Italia. Il Governo lo presenta come un intervento necessario e tempestivo; ma non può essere ignorato il rischio che si sacrifichino principi fondamentali sull’altare dell’urgenza. Si auspica una riflessione critica su compatibilità costituzionale, effettiva utilità pratica e rispetto degli obblighi internazionali.
Come avvocati penalisti, riteniamo indispensabile mantenere alta l’attenzione su riforme che incidono in modo così profondo sulle libertà personali. Serve un dibattito serio, informato e consapevole, che metta al centro la Costituzione, i diritti e le garanzie. Perché la sicurezza non può e non deve diventare sinonimo di arbitrio.
Avvocato Enrico Costantini
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