
Secondo le prime ricostruzioni, nell’abitazione vivevano tre fratelli che da tempo si opponevano allo sfratto, al punto da disporre nell’edificio delle bombole di gas in modo tale che esplodessero al momento dell’ingresso delle forze dell’ordine.
Per questo motivo, la Procura di Verona ha ipotizzato a loro carico il reato di omicidio pluriaggravato o strage, sostenendo che l’esplosione fosse intenzionale e finalizzata a colpire chi stava eseguendo lo sgombero.
Le accuse si basano sull’idea che il gesto non fosse casuale, ma preparato con consapevolezza del rischio di uccidere più persone.
Il delitto di strage è uno dei crimini più gravi del nostro ordinamento ed è previsto all’art. 422 del Codice Penale, il quale punisce con l’ergastolo chi compie un atto destinato a provocare la morte o il ferimento di più persone, creando un grave pericolo per la collettività.
Non serve che ci siano davvero molte vittime: basta che l’azione sia in grado di provocare una tragedia di massa.
Rientrano in questa categoria, ad esempio, gli attentati, le esplosioni volontarie, gli incendi dolosi o altri fatti capaci di distruggere e mettere in pericolo un numero indeterminato di persone.
Ciò che distingue la strage da altri reati è il suo scopo: non colpire una singola persona, ma creare distruzione, mettendo in pericolo tutti quelli che si trovano nei dintorni.
In altre parole, è un reato “contro la collettività”, non solo contro la persona che viene colpita direttamente.
Spesso si sente parlare, nello stesso caso, anche di omicidio. Ma qual è la differenza?
Il delitto di strage rappresenta una delle forme più estreme di violenza contro la collettività, mentre l’omicidio riguarda l’intenzione di colpire vittime determinate.
Capire la differenza tra questi due reati non è solo un esercizio tecnico, ma può cambiare radicalmente la sorte di un processo penale.
Avvocato Enrico Costantini
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